Microclima – Safetyone.it https://www.safetyone.it Consulenza Sicurezza sul Lavoro Wed, 07 Feb 2024 13:54:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.3 https://www.safetyone.it/wp-content/uploads/2022/03/Safetyone_favicon-300x300.png Microclima – Safetyone.it https://www.safetyone.it 32 32 Microclima: i corretti parametri in un ambiente di lavoro https://www.safetyone.it/microclima-i-corretti-parametri-in-un-ambiente-di-lavoro/ Tue, 07 Mar 2023 12:50:49 +0000 https://www.safetyone.it/microclima-i-corretti-parametri-in-un-ambiente-di-lavoro/ Microclima: definizione “Il microclima si riferisce al complesso dei parametri ambientali temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria, che condizionano lo scambio termico tra individuo e ambiente” (Fonte Ministero della Salute). Il Microclima fa parte degli Agenti Fisici che il Datore di Lavoro deve considerare nella sua Valutazione del Rischio (DVR). Ambienti moderati, ambienti severi (freddi o […]

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Microclima: definizione

Il microclima si riferisce al complesso dei parametri ambientali temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria, che condizionano lo scambio termico tra individuo e ambiente” (Fonte Ministero della Salute).

Il Microclima fa parte degli Agenti Fisici che il Datore di Lavoro deve considerare nella sua Valutazione del Rischio (DVR).

Ambienti moderati, ambienti severi (freddi o caldi), ambienti termicamente moderabili o vincolati

Con ambiente termico moderato, la norma UNI EN ISO 7730 intende un ambiente nel quale “si manifestano scostamenti moderati delle condizioni ideali di comfort termico”. Pertanto, il soggetto riesce a mantenere l’equilibrio termico del corpo senza eccessive sollecitazioni del sistema di termoregolazione.

Per definire un ambiente termico severo si può far riferimento alla norma UNI ISO 7730 la quale fa riferimento ad “extreme thermal environments”. Da un punto di vista fisiologico, possiamo invece definirlo come “ambiente nel quale i meccanismi di termoregolazione del corpo umano, che provvedono al mantenimento costante della temperatura degli organi interni intorno ai 37° sono fortemente sollecitati, ed in casi estremi possono anche non essere sufficienti ad evitare gravi compromissioni temporanee o permanenti delle funzioni dell’organismo”. Pertanto, applicato al campo di valutazione del rischio, un ambiente può essere definito severo se il soggetto viene esposto a stress termico (es. disidratazione in ambienti caldi; ipotermia in ambienti freddi) a tempi inferiore alle 8 ore della giornata lavorativa.

Gli ambienti termicamente moderabili sono quelli nei quali non sussistono dei vincoli che possono impedire il raggiungimento di condizioni di confort.

Infine, gli ambienti termicamente vincolati sono quelli nei quali l’attività lavorativa svolta al loro interno è vincolata alle condizioni termiche. Il vincolo può essere sia di natura ambientale (lavorazioni all’aperto oppure in celle frigorifere) sia legato all’attività che viene eseguita.

Quali sono i riferimenti normativi utili per la valutazione del microclima?  

Per poter effettuare la valutazione del rischio le normative di riferimento sono:

  • Le norme UNI e i relativi metodi PHS, WBGT e IREQ da adottare a seconda degli ambienti.
  • Titolo VIII capo I del D. Lgs. 81/08
  • Allegato IV del D. Lgs. 81/08

È necessario l’uso di una strumentazione per i rilievi microclimatici? 

La valutazione del rischio viene elaborata previo calcolo delle grandezze fisiche ambientali le quali vengono misurate attraverso una strumentazione specifica:

  • Psicometro per misurare la temperatura dell’aria e l’umidità relativa.
  • Anemometro per misurare la velocità dell’aria.
  • Globotermometro per misurare la temperatura percepita o l’indice di stress termico

Quali sono gli effetti del microclima sulla salute?

Per quel che riguarda gli effetti sulla salute dei lavoratori esposti a microclimi non idonei, si possono distinguere patologie dovute al caldo o al freddo. Inoltre, sono da prendere in considerazione anche gli effetti di tipo infortunistico.

La patologia più comune agli ambienti severi caldi è la sincope da calore oppure una condizione più grave rappresentata dall’esaurimento della termoregolazione che può manifestarsi attraverso l’iperpiressia e colpo di calore con il raggiungimento della temperatura corporea al di sopra dei 40,5°. Inoltre, sono comuni i crampi da calore caratterizzati da spasmi muscolari. Infine, si possono avere manifestazioni da esposizione ad ambienti severi caldi a danno della pelle con ustioni o eritemi da calore.

L’esposizione ad ambienti severi freddi può comportare all’orticaria da freddo oppure all’assideramento. Altri effetti possono essere: acrocianosi, dermatosi o ipotermia degli arti.

Infine, lo stress termico può essere causa di infortuni sul lavoro, in quanto i malori accusati dai lavoratori possono ridurne la capacità di attenzione e aumentare il rischio di infortunio.

Gli infortuni più frequenti sono: cadute, scivolamenti, incidenti di trasporto, ferite o contatto con macchinari.

Chi sono i soggetti più sensibili al rischio microclima?

Il Datore di Lavoro nel valutare i rischi correlati al microclima deve porre particolare attenzione “alle esigenze dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio, incluse le donne in stato di gravidanza ed i minori” (art.183 del D. Lgs. 81/08).

A tal proposito, la normativa di tutela del lavoro femminile (D. Lgs. 151/2001) prevede che le donne in gravidanza, puerperio e allattamento, vengano informate sui rischi presenti negli ambienti di lavoro e che non svolgano mansioni che possano essere pregiudizievoli per la salute della donna e del nascituro. I lavori che possono generare una condizione di stress termico sono indicati nel come “lavori faticosi, pericolosi e insalubri”.

Oltre alle donne in stato di gravidanza, gli altri soggetti sensibili sui quali porre attenzione sono i minori. Infatti, nell’Allegato I alla Legge 977/1967 vengono definite le mansioni alle quali non possono essere adibiti lavoratori adolescenti. Tra questi: esercizio dei forni a temperatura superiore a 500°, lavorazioni nelle fonderie o lavori in magazzini frigoriferi.

Infine, sono da considerare soggetti sensibili i lavoratori con disabilità fisica, affetti da patologie o disturbi, oppure sottoposti a terapie.

Chi sono i lavoratori esposti a microclima severo? 

Le attività che comportano l’esposizione al rischio microclima sono:

  • Mansioni che vengono svolte all’aperto come lavorazioni agricolo- forestali, cantieristica, cave, operatori ecologici, piscine, attività di emergenza, soccorso, etc;
  • Lavorazioni all’interno del ciclo produttivo che vengono condizionate dalle temperature come celle frigorifere, forni di essiccazione, forni fusori, cucine, gallerie, miniere, etc;
  • Attività che richiedano l’utilizzo di particolari DPI;
  • Mansioni che richiedono un elevato impegno fisico.

Cosa deve contenere la valutazione del microclima? Quando deve essere effettuata la valutazione e ogni quanto va aggiornata?

La Valutazione, elaborata da personale esperto, dovrà contenere:

  • Descrizione del ciclo di lavoro e mansioni correlate al processo di valutazione;
  • Classificazione degli ambienti termici;
  • Informazioni relative agli impianti di climatizzazione;
  • Informazioni relative alle misurazioni;
  • Stima degli indici termici descrittori correlati alla mansione;
  • Classificazione dell’esposizione e definizione delle fasce di rischio;
  • Misure di prevenzione e protezione da adottarsi;
  • Programma delle misure tecniche e organizzative che verranno adottate al fine di ridurre il rischio.

Infine, la valutazione dovrà essere aggiornata ogni 4 anni o prima in caso di cambiamenti all’interno del ciclo produttivo.

Quali DPI devono essere messi a disposizione per tutelare i lavoratori?

Per quanto riguarda i Dispositivi di Protezione Individuali (DPI), esistono diversi capi di abbigliamento per i quali è prevista una certificazione relativa alla prestazione degli indumenti.

Per la protezione contro il freddo, le norme tecniche di riferimenti sono:

  • UNI EN 342:2018 per completi e capi di abbigliamento contro il freddo;
  • UNI EN 511 per guanti contro il freddo;
  • UNI EN 14058 capi di abbigliamento contro ambienti freddi.

Per la protezione contro il caldo, le norme tecniche di riferimenti sono:

  • UNI EN 166 per la protezione degli occhi;
  • UNI EN 407 per guanti contro rischi termici (caldo e/o fuoco)
  • UNI EN ISO 11612 indumenti per la protezione contro il calore e la fiamma.

Infine, esistono in commercio indumenti refrigeranti e sistemi di raffrescamento che possono essere utili per fronteggiare lo stress termico.

Quali sono le misure di tutela per i lavoratori esposti a microclima severo?

Di seguito riportiamo un elenco di misure di tutela da adottare al fine di ridurre l’esposizione al rischio:

  • Eliminare le sorgenti di aria calda/ fredda;
  • Isolare le superfici calde;
  • Eliminare gli scarichi di vapore o acqua nell’ambiente;
  • Utilizzo di schermi riflettenti;
  • Usare indumenti che permettano la protezione da calore radiante;
  • Posizionare le aree di lavoro lontano da correnti d’aria;

Per ambienti caldi, adottare le seguenti misure:

  • Programmare i lavori più faticosi nelle ore del giorno più fresche;
  • Prevedere un programma di acclimatamento;
  • Garantire sufficienti risorse di acqua;
  • Fornire indumenti traspiranti.

Per ambienti freddi, adottare le seguenti misure:

  • Programmare delle pause in aree di lavoro in condizioni di comfort termico;
  • Fornire ai lavoratori DPI antifreddo;
  • Fornire indumenti traspiranti affinché rilascino il sudore accumulato;
  • Indossare berretti antifreddo.

Come deve essere gestito l’acclimatamento?

Per poter effettuare lavori in ambienti caldi, sia che sia il primo ingresso oppure in caso di rientro dopo un periodo di assenza, è necessario predisporre un percorso di acclimatamento.

Dovrà, dunque, essere disponibile una procedura aziendale che informi i lavoratori.

Un percorso di acclimatamento efficace si dovrebbe basare su questi punti:

  • Incrementare le lavorazioni in modo graduale in un periodo di 7-14 giorni;
  • Prevedere l’esposizione al caldo per almeno due ore al giorno che potranno essere spezzate in due periodi di un’ora ciascuno;
  • Idratarsi costantemente.

Indicazioni utili per fronteggiare l’insorgenza di malattie da calore sul luogo di lavoro

Per poter fronteggiare l’insorgenza da calore è necessario che ciascun lavoratore riconosca i sintomi.

In caso di insorgenza di sintomi, il lavoratore dovrà sospendere immediatamente le lavorazioni e rinfrescarsi con acqua fresca e idratarsi. In questi casi, il raffreddamento è l’azione prioritaria da mettere in atto.

I sintomi da colpo di calore da riconoscere sono:

  • Stato confusionale, alterazione mentale, perdita di coscienza;
  • Pelle calda e secca o sudorazione profusa;
  • Convulsioni;
  • Temperatura corporea elevata.

I sintomi da esaurimento da calore da riconoscere sono:

  • Mal di testa;
  • Nausea;
  • Debolezza;
  • Sete e forte sudorazione;
  • Elevata temperatura corporea;
  • Diminuzione della produzione di urina.

Altri sintomi da non sotto valutare sono svenimento o crampi.

Rischio microclima e rischio esposizione UV

Il rischio microclima può essere collegato anche al rischio da esposizione a raggi UV, soprattutto se si parla di lavorazione outdoor durante la stagione estiva, e non solo.

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a raggi UV.

Formazione e informazione per i lavoratori esposti a rischio microclima

Il Datore di Lavoro, oltre alla valutazione, deve provvedere a formare e informazione i lavoratori esposti a tale rischio. In particolare, la formazione e l’informazione dovranno essere incentrate sulle misure di prevenzione e protezione previste nonché sui rischi che potrebbero incorrere i lavoratori durante l’esposizione ad ambienti caldi o freddi.

Inoltre, durante la formazione e informazione bisognerà includere i possibili sintomi e problemi causati dal calore o dal freddo e le relative procedure da adottare.

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Agenti Fisici: cosa sono e come valutare i rischi correlati https://www.safetyone.it/agenti-fisici-cosa-sono-e-come-valutare-i-rischi-correlati/ Fri, 10 Feb 2023 07:59:04 +0000 https://www.safetyone.it/agenti-fisici-cosa-sono-e-come-valutare-i-rischi-correlati/ Agenti Fisici: definizione L’articolo 180 del Titolo VIII presente nel D. lgs 81/08, intende per agenti fisici “il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori”. La valutazione del rischio […]

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Agenti Fisici: definizione

L’articolo 180 del Titolo VIII presente nel D. lgs 81/08, intende per agenti fisici “il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

La valutazione del rischio da esposizione ad agenti fisici

L’articolo 181 del Testo Unico per la Sicurezza dichiara che il Datore di Lavoro, nell’ambito della valutazione del rischio, “valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi.

Inoltre, aggiunge che “la valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia”. Infine, “la valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio”.

Pertanto, il Datore di Lavoro nel DVR dovrà prendere in considerazione tutti i rischi possibili riportati nell’elenco e non, come ad esempio il rischio da esposizione a radiazione solare.

Di seguito riporteremo una panoramica generale degli agenti fisici che trovano il proprio campo di applicazione all’interno del TUS:

  • Rumore, Vibrazioni, Campi Elettromagnetici e Radiazioni Ottiche Artificiali: per tali fattori il legislatore ha dedicato un Capo specifico; pertanto i livelli di rischio e le misure correttive dovranno essere valutate in conformità alle modalità e ai requisiti descritti nei rispettivi Capi.
  • Ultrasuoni, Infrasuoni, Microclima e Atmosfere Iperbariche: sono agenti fisici presenti nell’elenco del Titolo VIII ma che non possiedono un Capo specifico; pertanto, ad essi si applica quanto richiesto al Capo I, ossia che il Datore di Lavoro deve valutare i rischi adottando le opportune misure di prevenzione e protezione, con riferimento alle norme di buona tecnica e alle buone prassi, eliminando alla fonte i rischi o riducendoli al minimo; inoltre, pone particolare attenzione ai lavoratori sensibili, agli obblighi di formazione e informazione e alla sorveglianza sanitaria.

Vi sono ulteriori agenti fisici ai quali fare riferimento: Radiazione Solare e Radiazioni Ionizzanti.

Rumore

Nel Capo II del TUS sono riportati “i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l’udito”.

Inoltre, vengono identificati i valori limite entro i quali classificare correttamente i lavoratori nelle fasce di esposizione:

  • fino a 80 dB(A) di LEX
  • da 80 a 85 dB(A) di LEX
  • oltre 85 dB(A) di LEX

A seconda delle fasce di rischio, vi sono azioni e misure specifiche da adottare.

Per un approfondimento sul rischio da esposizione al rumore.

Vibrazione

Il Capo III “prescrive le misure per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti o che possono essere esposti a rischi derivanti da vibrazioni meccaniche”.

Inoltre, esso identifica 2 tipologie di vibrazioni:

  • vibrazioni trasmesse al sistema mano- braccio;
  • vibrazioni trasmesse al corpo intero;

Inoltre, alle diverse tipologie associa i valori di azione ei valori limite di esposizione.

  1. per le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio:
  2. il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 5 m/s2; mentre su periodi brevi è pari a 20 m/s2;
  3. il valore d’azione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, che fa scattare l’azione, è fissato a 2,5 m/s2.
  4. per le vibrazioni trasmesse al corpo intero:
  5. il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 1,0 m/s2; mentre su periodi brevi è pari a 1,5 m/s2;
  6. il valore d’azione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 0,5 m/s2.

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a vibrazioni.

Campi elettromagnetici

Il Capo IV “determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’ esposizione ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz)”, gli effetti sulla salute e i limiti causati dall’esposizione basati su considerazioni biologiche, nonché le misure di prevenzione e protezione da adottare.

In particolare, i campi elettromagnetici da considerare sono: le microonde (MW), le radiofrequenze (RF), i campi elettrici e magnetici a frequenza estremamente bassa (ELF: Extremely Low Frequency), i campi elettrici e magnetici statici.

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a campi elettromagnetici.

Radiazioni ottiche artificiali

L’ultimo agente fisico al quale è dedicato un intero Capo all’interno del TUS sono le Radiazioni Ottiche Artificiali; al tal proposito il Capo V “stabilisce prescrizioni minime di protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che possono derivare, dall’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute”.

Le radiazioni ottiche artificiali possono essere:

  • ultraviolette;
  • visibili;
  • infrarossi.

Le sorgenti possono essere:

  • laser;
  • non coerenti (ogni radiazione ottica diversa da quella laser).

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a radiazioni ottiche artificiali.

Ultrasuoni e infrasuoni

Gli ultrasuoni (US) sono onde acustiche caratterizzate da “frequenze al di sopra del limite superiore di udibilità per l’orecchio umano”. Il limite, soggettivo e variabile con l’età, si trova nell’intervallo 16kHz e 20kHz.

Alcune sorgenti di US possono essere:

  • macchine e impianti con circolazione di gas ad alta pressione;
  • macchine e impianti con parti rotanti o striscianti;
  • saldatura in impianti di confezionamento.

 Inoltre, vi sono alcuni apparati che possono generare in modo non intenzionale ultrasuoni: caldaie, sistemi di aria di controllo, pompe, generatori, etc.

 Il rischio da esposizione US è legato alla possibilità che il lavoratore possa entrare a contatto diretto con gli US generati dalla sorgente, soprattutto nelle fasi di manutenzione.

Infatti, l’esposizione da contatto si verifica quando non vi è interposizione di aria o di un liquido tra la sorgente US e il tessuto, trasferendo la maggior parte dell’energia al tessuto.

 Tra gli effetti degli ultrasuoni, troviamo quelli sull’apparato uditivo: gli US a bassa frequenza (fino a circa 100 kHz) possono causare un innalzamento temporaneo della soglia uditiva fino a una perdita significativa dell’udito.

 Le misure di tutela che il Datore di Lavoro deve mettere in atto sono: l’impiego di DPI (anche se attualmente non esistono DPI certificati per US e delimitare e segnalare le aree a rischio.

 Gli infrasuoni sono onde acustiche a bassa frequenza che, come altri agenti fisici, non possiedono un Capo loro dedicato all’interno del D. Lgs. 81/08; anche in questo caso tale rischio deve essere valutato dal Datore di Lavoro “in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica e alle buone prassi”.

Microclima

Con il termine Microclima si definisce l’insieme dei fattori fisici, ambientali e fisiologici (individuali) che condizionano gli scambi termici tra l’uomo e l’ambiente immediatamente circostante.

La valutazione delle condizioni microclimatiche deve passare necessariamente attraverso la misura dei parametri ambientali (temperatura dell’aria, temperatura radiante, umidità, velocità dell’aria) e la stima dei fattori individuali (attività metabolica e resistenza termica del vestiario).

L’insieme dei suddetti parametri condiziona la classificazione in:

  • ambiente “moderato” definito quando le condizioni microclimatiche risultano omogenee, ossia quando le grandezze ambientali misurabili sono uniformemente distribuite nell’ambiente e non risultano eccessive; inoltre, nell’ambiente moderato devono svolgersi attività lavorative che comportano un modesto impegno fisico (es. attività di ufficio).
  • ambiente “severo” viene così definito quando i parametri ambientali eccedono nei valori, in positivo o in negativo (ad esempio alte o basse temperature) e/o quando viene svolta un’attività lavorativa che comporta un importante impegno fisico.

Nelle condizioni di ambiente moderato i rischi per la salute sono lievi, con effetti reversibili e generalmente legati a fattori di discomfort che possono avere effetti negativi su livelli di attenzione, sulla capacità di concentrarsi e sui livelli generali di benessere. Negli ambienti severi i rischi per la salute possono essere anche gravi, dal colpo di calore (caldo) all’ipotermia (freddo).

Per un approfondimento sul rischio microclima.

Atmosfere iperbariche

Per atmosfere iperbariche si intendono ambienti in cui la pressione è del 10% superiore alla pressione del livello del mare.

I lavoratori esposti a questo rischio sono coloro che svolgono:

  • attività iperbariche a secco come i cassonisti e i lavoratori di escavatori nei tunnel;
  • attività subacquee come sommozzatori in servizio locale o ricercatori subacquei;
  • attività iperbarica in ambito sanitario, cioè tecnici e medici che si occupano di ossigenoterapia iperbarica.

Per valutare il rischio è importante considerare l’adattamento dell’organismo alle variazioni della pressione esterna e le variazioni della pressione parziale dei differenti gas che vengono inalati dall’operatore.

Il rischio all’esposizione è causato dal gas inerte, presente all’interno dell’organismo del lavoratore, che torna alla pressione di partenza e deve essere rilasciato.

Tra le patologie collegate al rischio iperbarico troviamo: ipossia, dispnea, patologia da decompressione, etc.

Radiazione solare

La Radiazione Solare, considerata come Radiazione Ottica di origine naturale, non rientra nell’elenco e nell’ambito di applicazione del Titolo VIII. È, però, un rischio che il Datore di Lavoro non deve sottovalutare; infatti, gli effetti sulla salute sia a breve sia a lungo termine sono scientificamente noti da diversi anni. Nel 1992 l’International Agency for Research on Cancer (AIRC) inserisce la radiazione solare nel Gruppo 1 degli “agenti cancerogeni per gli esseri umani”.

Pertanto, la valutazione del rischio ad esposizioni solare deve essere considerata un obbligo per il Datore di Lavoro (ai sensi del comma 1 dell’art. 28 del TUS).

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a radiazione solare.

Radiazioni ionizzanti

Le Radiazioni Ionizzanti e la tutela dei lavoratori esposti ai conseguenti rischi sono disciplinate dal D. Lgs. 101/2020 modificando l’art. 180 comma 3 del TUS: “la protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti è disciplinata, nel rispetto dei principi di cui al Titolo I, dalle disposizioni speciali in materia”.

Le Radiazioni Ionizzanti sono sia naturali sia artificiali: quelle naturali possono trovarsi nelle rocce, nel terreno, nell’acqua, etc. In particolare, il rischio ai quali sono esposti i lavoratori è quello al radon, gas radioattivo non percepibile ai nostri sensi.

Mentre quelle artificiali sono generate da sorgenti radioattive o da tubi RX.

L’AIRC inserisce le radiazioni ionizzante nel Gruppo 1 degli “agenti cancerogeni certi per gli esseri umani”.

Per un approfondimento sul rischio da esposizione a radiazione ionizzanti.

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